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Caderzone Terme e la sua acqua dalle proprietà curative

 

Il paese di Caderzone Terme occupa una porzione della grande piana alluvionale del fiume Sarca. Le origini di questo insediamento si attestano all’Età del Bronzo, come dimostrano le testimonianze rinvenute. Fu dominato dalla potente famiglia Lodron, che nel XIV secolo diede inizio ad un’autonomia importante sul piano storico e amministrativo. A questa dinastia subentrò la famiglia Bertelli; l’ultima discendente, Elisabetta, lasciò alla cittadinanza il palazzo di famiglia, che attualmente ospita le terme Val Rendena Fonte S. Antonio (palazzo Lordron Bertelli). Il paese è stato sempre legato ad un’economia silvo-pastorale, relazione che si ritrova nelle testimonianze del Maso Curio, negli oggetti del Museo della Malga e nella produzione biologica delle aziende agricole della piana.

 

 

PUNTI DI INTERESSE CULTURALE


1. Terme Val Rendena

L’apertura del complesso termale è avvenuta nel 2004, anche se le proprietà curative dell’acqua erano note da secoli. Il borgo della salute – così viene chiamato l’insieme di costruzioni che formano il complesso – comprende l’edificio dove si svolgono i trattamenti curativi, il palazzo Lodron Bertelli - dove troverà posto l’albergo - e le relative scuderie (che ospitano il museo della malga e la sala polifunzionale) e l’edificio del nuovo centro wellness ed estetico.

 

2. Sorgente dell’acqua forte

Le potenzialità della fonte ferruginosa “S. Antonio”, che sgorga sopra il paese, fanno da sempre parte della memoria storica del paese. I documenti, custoditi negli archivi parrocchiali e comunali, testimoniano come già dal 1635 fossero noti i benefici effetti dell’acqua. Diversi furono i tentativi di sfruttamento delle acque termali, per un loro utilizzo terapeutico e turistico. Nel 1928 venne costituita la “Società Acquaforte Sant’Antonio - Caderzone” e dal 2004 le terme sono divenute un’importante realtà.

 

3. Palazzo Lodron Bertelli

Risale agli inizi del XIV secolo ed è una delle prime costruzioni del centro storico che ha condizionato e guidato le successive scelte urbanistiche ed architettoniche dell’abitato. Sul lato a valle di questo possente palazzo don Gian Giacomo Bertelli nel 1677 realizzò la cappella gentilizia dedicata a Sant’Antonio, con all’interno l’altare di legno dorato. Le vicine scuderie furono distrutte da un furioso incendio il 4 novembre 1976, da cui si salvò fortunatamente la parte più significativa e rara, costituita da un pilastro di circa 60 cm di diametro, appoggiato su una pietra in tonalite, e da un grande trave in castagno che sorregge tutto il solaio ligneo del portico esposto a sud. Le ex-scuderie del Palazzo Lodron Bertelli sono state interessate da un grande lavoro di restauro che le ha riportate agli antichi fasti ed oggi ospitano un una meravigliosa sala polifunzionale e il museo della malga.


4. Monumento alla razza Rendena

Quest’opera in ferro battuto, che rappresenta una vacca Rendena intenta ad allattare il suo vitello, fu realizzata nel luglio 1996 dall’artista Luciano Zanoni. Si tratta di una scultura che rimarca e ripropone i sentimenti che legano la gente di Rendena a questa razza bovina. E’ un singolare omaggio alla natura rappresentata nella Razza Rendena e nel contempo un chiaro riconoscimento all’uomo che, con l’impegno quotidiano e la dedizione di chi non conosce feste, si dedica alla salvaguardia del territorio e delle tradizioni.


5. La Razza Rendena

Dopo un’epidemia che decimò nel 1700 le mandrie della valle, alcuni contadini acquistarono in Svizzera dei nuovi capi che, incrociandosi con gli esemplari sopravvissuti in valle, diedero vita ad una nuova razza, la Razza Rendena, ottima per il latte e che ha dimostrato buona adattabilità all’ambiente di montagna, fecondità e longevità.


6. Museo della Malga

Museo monotematico sul lavoro svolto presso gli alpeggi, che raccoglie gli strumenti che il tempo e l’esperienza hanno perfezionato per la lavorazione del latte e dei suoi derivati. Con l’arrivo dell’estate era usanza spostare le mandrie dal fondovalle fino ai pascoli di alta montagna, dove il foraggio era migliore. Le mandrie rimanevano in quota per tutto il periodo estivo e venivano ricoverate nelle strutture dette “malghe”.


7. Ex lazzaretto

Fu realizzato nel 1600 dai conti Bertelli come casa di campagna. Nel 1630, a seguito della peste, vista la gravità dell’epidemia la casa fu destinata a sanatorio e rimase attiva per 4 anni. Per evitare che i malati lasciassero la struttura, fu nominato un responsabile ed eretto un alto steccato sorvegliato. Nei pressi dell’edificio vi era il cimitero degli appestati, terreno che fu considerato sacro fino alla metà dell’Ottocento, e una cappella dedicata a santa Maria.


8. Maso Curio

Documentato agli inizi del XIV secolo, testimonianza della pregevole architettura rurale valligiana, ha mantenuto la sua originaria funzione legata all’allevamento del bestiame. L’edificio presenta uno zoccolo in muratura sormontato da una armoniosa struttura in legno, con un rustico porticato sostenuto da gigantesche colonne di larice poggiate su pietre di granito e sotto il quale si aprono le porte delle stalle. Il tetto è a capanna, coperto di scandole, mentre i pavimenti delle stalle e del porticato sono in acciottolato. A fianco della struttura principale si trova la casina per la conservazione del latte, la casera e due fontanelle. L’affresco sacro della facciata orientale, ormai logorato dal tempo, riporta la data della ricostruzione 1537 e rappresenta Sant’Antonio Abate, protettore degli animali, e Santa Barbara, protettrice dagli incendi, qui rappresentata con il maso che brucia colpito dalla folgore.

 

9. Via vecchia (via Viulina) e muretti a secco

Caratteristico sentiero in acciottolato delimitato da muretti a secco su entrambi i lati. Questo tipo di mulattiera era realizzato per raggiungere “i monti”, ossia i pascoli e i boschi più in quota, dai quali portare a valle legna e raccolti ed erano adatto anche al passaggio degli animali da soma. Per la loro manutenzione ordinaria e straordinaria gli abitanti dei paesi di montagna si erano dati delle regole molto rigide.

 

10. Golf club Val Rendena

Si estende su una superficie di 250.000mq sui comuni di Caderzone Terme, Strembo e Bocenago; sfruttando al massimo le caratteristiche del terreno, si presenta con dislivelli accattivanti, lambiti o attraversati da corsi d’acqua e laghetti, fairways ondulati e green ampi. Il Percorso si sviluppa su 9 buche par 35, dispone di campo pratica, Putting Green, Pitchin Green; la club house propone ristorante, Pro Shop, Solarium.

 

 

PUNTI DI INTERESSE NATURALISTICI


11. Piana di Curio

Ampia zona agricola che riceve il nome dall’antico maso.
È una grande piana tutt’oggi destinata al pascolo e all’allevamento a stabulazione libera: l’origine è da attribuire al riempimento alluvionale di un antico lago che occupava gran parte dell’alta valle, dall’attuale abitato di Carisolo fino a Caderzone Terme.

 

 

FOCUS ON..

Festa dell’agricoltura

Ogni anno, la prima domenica d’agosto si svolge la Festa dell’Agricoltura, dedicata alla Razza bovina Rendena, ed è nel contempo un importante riconoscimento del lavoro dei contadini. Le vie del paese costituiscono un pittoresco palcoscenico per la rappresentazione della transumanza delle bovine accompagnate dai carri con il fieno e gli attrezzi per la lavorazione del latte. La comunità e i turisti si portano nella piana di Curio dove all’imbrunire viene acceso un grande falò a cui seguono le note squillanti della banda che accompagnano le mucche attraverso l’abitato. Un’occasione per assaporare i prodotti tipici che a titolo dimostrativo vengono realizzati sotto gli occhi dei presenti.

 

 

Le cartine delle passeggiate family di Caderzone Terme sono in distribuzione presso i Comuni della Val Rendena, le Pro Loco e gli Uffici Informazione dell'Azienda per il Turismo

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