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Spiazzo Rendena

 

Fu istituito con un Regio Decreto del 1928, che unì Borzago, Fisto e Mortaso in un unico comune denominato “Spiazzo”, toponimo che indicava il centro delle tre comunità, un grande piazzale di fronte alla chiesa di San Vigilio, antico luogo di incontro religioso e civile.
Da sud, il primo abitato che si incontra è quello di Borzago, caratterizzato dalla piazza Grande con lavatoio e sulla quale di affaccia la “Cort da Togno”, sede, durante la prima guerra mondiale, del Regio Capitanato Militare Distrettuale di Tione. Sulla sponda orientale del Sarca si trova Fisto. L’antico abitato sorge a ridosso della montagna ed è caratterizzato da possenti abitazioni, molte delle quali ornate da affreschi a tema religioso che contribuiscono a conservare l’atmosfera dell’antico villaggio rendenese. In passato Fisto formava un’unica comunità con la vicina frazione di Ches. Verso nord si stende invece l’abitato di Mortaso, il cui nome sembra legato ad una leggenda sul martirio di San Vigilio, lapidato in questi luoghi. Il cuore del paese è costituito da un nucleo di case con poggioli in legno ed immagini sacre sulle facciate.

 

 

PUNTI DI INTERESSE CULTURALE   


1. Museo della Guerra Bianca Adamellina

Allestita all’interno delle vecchie scuole elementari di Spiazzo, la Mostra Museale della Guerra Bianca è il risultato dell’impegno pluriennale dell’Associazione Storico-Culturale della Guerra Bianca Adamellina 1915-1918. Durante la guerra, alle quote più elevate del massiccio dell’Adamello - Presanella e dell’ Ortles - Cevedale, venne portato con grandi fatiche tantissimo materiale, per garantire la sopravvivenza dei soldati alla neve e al gelo oltre i 3000 metri. Terminato il conflitto avvenne il processo inverso e le genti della valle risalirono le montagne per recuperare quanto ancora poteva essere utilizzato o venduto. Alcuni di loro ne fecero una nuova professione ed è così che nacque la figura del recuperante. Da questa ricerca è nata la ricchissima collezione di reperti, che possono essere ammirati nelle sale del museo. Oltre alle testimonianze materiali, più di 3000 fotografie originali raccolte dall’Associazione nel corso degli anni sono a ricordo perenne delle genti e dei luoghi ove si è combattuta la Guerra Bianca. Molte di queste sono messe a visione del visitatore all’interno della mostra. Vai alla pagina dedicata...

 

2. Chiesa di San Vigilio

Sorge sul luogo dove, secondo la tradizione, è avvenuto il martirio di San Vigilio e dove, in precedenza, sorgeva il tempio pagano dedicato a Saturno. Nel 1541 fu costruito l’attuale edificio, che incorpora le cappelle votive precedenti. A fianco della chiesa si innalza l’antico campanile, con terminazione barocca a cipolla ottagonale simile a quella del duomo di Trento, a sottolineare l’unione di spiriti nel nome di San Vigilio. Diversi affreschi arricchiscono le pareti interne e la facciata; tra i vari soggetti si riconoscono il martirio di San Vigilio, il battesimo di Gesù, l’arcangelo Gabriele con il giglio dell’Annunciazione e diverse figure di Santi. L’interno, a una sola navata con 3 cappelle per lato, colpisce, oltre che per la decorazione pittorica, anche per il gioco degli archi, la maestà della volta e la ricchezza dei marmi impiegati. Tra i vari cicli pittorici, il più importante è quello dell’altare dedicato alla Madonna della Neve, protettrice del paese di Mortaso, in cui Simone Baschenis II ha raffigurato, nella prima metà del ‘500, otto episodi del Vangelo.

 

3. Chiesa di S. Antonio

Sorge nella piana alluvionale del fiume Sarca, è circondata dal cimitero e abbellita dalla torre campanaria in granito, con doppio ordine di bifore romaniche. La forma attuale, gotica su struttura romanica, può essere attribuita alla ricostruzione quattrocentesca, anche se l’edificio originale risale al IX secolo.
L’interno è ad una navata, a pianta rettangolare, con il presbiterio diviso dalla zona riservata ai fedeli da un gradino e da un’arcata. Le pareti della costruzione sono completamente rivestite di affreschi, realizzati sul finire del 1400 da Dioniso Baschenis e dal suo collaboratore Cristoforo I. All’esterno, sulla facciata principale spicca la figura di San Cristoforo, mentre sopra il portale si nota un ciclo raffigurante l’Annunciazione, S. Antonio Abate, la Madonna col Bambino, la Trinità, San Giorgio e una processione. La parete sud ovest è occupata da trenta tavole con gli episodi della vita di S. Antonio Abate, accompagnate da didascalie. L’interno, decorato dagli stessi artisti, presenta tra le varie raffigurazioni l’affresco dell’Ultima cena, una grande Crocifissione, la Deposizione e la Discesa al Limbo. Recenti restauri hanno portato alla luce altri affreschi sulle pareti dell’aula riservata al pubblico.

 


4. Cort da Togno

È una corte interna ad alcuni edifici che rivela l’originale pittura dell’artista locale Vigilio Pellizzari Togno, ed è l’unica testimonianza di un’arte popolare realizzata con intenti satirici. Molte pitture murali sono corredate da didascalie a cui si aggiungono notizie, curiosità e stravaganze. La corte, durante la Prima Guerra Mondiale, fu la sede del Regio Capitanato Militare Distrettuale di Tione.

 

5. Edicola con mosaico “Portatrici di Assi”

Durante la Prima Guerra Mondiale molte donne della valle furono impiegate dall’impero austro ungarico per trasportare sul fronte dell’Adamello il materiale per la costruzione delle baracche per i militari o le vettovaglie. Le donne venivano reclutate per 3 corone al giorno e due pagnotte a fine settimana, erano divise in 13 compagnie ognuna delle quali composta da 50-60 persone. Il tragitto verso il ghiacciaio durava 2-3 ore e veniva compiuto più volte al giorno, con qualsiasi condizione di tempo. Con il materiale portato dalle donne vennero costruite circa dieci baracche, una chiesetta e una funicolare che scendeva fino a Pelugo. Il mosaico, commissionato da Dante Ongari, occupa un lato del Capitello di Gìo.

 

6. Borgo di Fisto

L’abitato antico sorge a ridosso della montagna ed è caratterizzato da possenti abitazioni decorate con affreschi parietali. Lungo la strada che attraversa il borgo si affacciano molte case rustiche, con ampie sovrastrutture lignee e alcuni locali interrati sostenuti da colonne in sasso. In piazza Nuova si affacciano le antiche case dei Caser e dei Casarot, quest’ultima sede, nella metà del 1700, della scuola elementare (istituzione volontaristica e privata, riservata ai ragazzi delle tre frazioni) e di un’azienda agricola. Della scuola rimane l’aula con gli elementi di arredo del tempo. La piazza Vecchia è circondata da case con ampi solai e solatii poggioli. Al centro, la fontana quadrangolare in granito, datata 1841.

 

7. Monumento ai Caduti della Guerra

All’uscita di Fisto, lungo la strada per Bocenago, si trovava la Croce, un crocifisso in ferro su piedistallo di granito; all’inizio del 1900 la croce, oggetto delle devozioni campestri, fu tolta e il piedistallo fu trasformato nell’attuale monumento ai caduti.

 

8. Monumento in Memoria alluvione di Ches

La targa ricorda la disastrosa alluvione del 4 novembre 1966. Dopo giorni e giorni di pioggia, che si sono succeduti ad un autunno piovoso, nel primo pomeriggio del 4 novembre un rumore insolito, come quello di una cascata, mise in allarme gli abitanti di Ches: era il rumore del Rio Rè che da rigagnolo si era trasformato in un impetuoso torrente. Acqua e fango anticiparono un’enorme frana che, dopo essersi staccata a 1050 m di quota, precipitò sul paese, distruggendo numerose case. Dopo lunghi studi idrogeologici fu imposta la demolizione di tutto quello che era rimasto del vecchio paese, che venne ricostruito nell’attuale posizione.

 

9. Calchera

La calchera è un forno di origine antica che aveva lo scopo di creare la calce. È formato da una struttura di sassi squadrati resistenti al calore e costruito nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il trasporto di rocce calcaree e legname. Raggiunta la temperatura di 800 °C - 1000 °C la roccia calcarea perde anidride carbonica trasformandosi in calce viva. La calce viva è poi trattata con acqua, che la rende calce spenta, ed idratata fino al raggiungimento di una massa pastosa.

 

10. Rosta di Mortaso

Il rio Vagugn, che per la maggior parte dell’anno si presenta completamente asciutto, costituì nei secoli scorsi un autentico spauracchio per gli abitanti di Mortaso, tant’è che gli stessi erano chiamati dalla Carta di Regola del 1568 ad effettuarne la manutenzione. La certosina opera di difesa attuata dai capifamiglia di Mortaso salvò il paese in varie occasioni. Ma durante la catastrofica alluvione del settembre 1882 Mortaso fu uno dei villaggi più danneggiati della Rendena. Una immensa frana prodotta dalla corrosione del torrentello si precipitò giù nella valle, trascinando boschi, prati, massi, distruggendo la strada e cambiando letto al torrente. All’indomani di quella inondazione venne edificata una nuova potente rosta (argine) a difesa dell’abitato, per la cui realizzazione la comunità di Mortaso dovette peraltro ricorrere a cospicui prestiti, che poterono essere estinti solo parecchi anni più tardi, nel 1904, con la vendita alla comunità di Strembo di alcuni possedimenti in Val Genova (Bedole, Lobbia, Mandrone, Mataròt).

 

11. Affresco Santa Felicita

È raffigurato sulla parete della casa che chiude Piazza Vecchia verso valle e rappresenta il martirio di Santa Felicita.

 

12. Capitello di Gìo

È dedicato alla Madonna del Rosario, realizzato alla fine del 1700 e restaurato nel 1932. Lo si raggiunge per mezzo di una suggestiva e lunga scalinata che si stacca dalla strada, ed è caratterizzato da un trittico in mosaico di soggetto sacro tradizionale e coperto da un lungo porticato aperto sulla valle.

 

13. Muretti a secco

I muretti a secco che delimitavano le mulattiere e che formavano i terrazzamenti erano realizzati sostanzialmente in due tipologie: con pietre grezze o con pietre semilavorate I terrazzamenti sono una soluzione adottata in agricoltura per rendere coltivabili territori di particolare e accentuata pendenza e sono stati costruiti in molte località collinari o montuose fin dal Cinquecento.

 

 

 

14. Mulattiera storica

via nova e via crucis

 


PUNTI DI INTERESSE NATURALISTICO

 

15. Val di Borzago e Rio Bedù

La valle si snoda fino sotto le pendici orientali del Carè Alto e accoglie i visitatori che amano abbandonare le mete del turismo di massa per scoprire luoghi incantevoli dove il tempo scorre lento, seguendo il ritmo delle stagioni. Dopo aver attraversato un fitto bosco di conifere, la valle si apre nei pascoli d’alta quota, costellati da numerose baite utilizzate per il ricovero del fieno. Oltre i pascoli, dalla località Pian della Sega si può prendere il sentiero che raggiunge il rifugio Carè Alto e il ghiacciaio. La valle è attraversata per tutta la sua lunghezza dal Rio Bedù, che nasce dai ghiacciai del Carè Alto e di Niscli e sfocia nel Sarca. Lungo questo torrente il 27 maggio 1900 fu istituita l’Officina Elettrica Industriale della Media e Bassa Rendena. Il Consorzio Elettrico, che aveva una forza minima di 225 cavalli e serviva 14 paesi della Valle, fu posta sotto il patrocinio di S. Vigilio. Nel 1922 assorbì il Consorzio elettrico di Ragoli sorto l’anno prima.

 


FOCUS ON

VIA DA LE VIDE - percorso artistico nel bosco

l bosco è un luogo magico, lì dentro tutto prende forma. E in un particolarissimo bosco, a Spiazzo, pochi passi a monte della frazione di Borzago, un affascinante sentiero, la “Via da le vide”, conduce alla scoperta di una suggestiva area di natura e arte. Accessibile a tutti, tra alberi di castagno e muretti a secco, è costellato da belle sculture in legno realizzate da artisti locali. Un'esperienza da provare.

 

 

 

Le cartine delle passeggiate family di Spiazzo sono in distribuzione presso i Comuni della Val Rendena, le Pro Loco e gli Uffici Informazione dell'Azienda per il Turismo

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