Per fare un vino ci vuole amore


I vini d'alta quota della Filanda de Boron nascono da vitigni resistenti e dalle mani sapienti di Nicola Del Monte, in completa naturalità e senza alcun tipo di trattamento.

LA FILANDA DE BORONDEDIT, dal latino, passato del verbo donare. Dalla letteratura classica, “dono della terra”. Terra dedit fructum suum. La terra ha dato i suoi frutti. Perché in montagna il vino è letteralmente un dono della terra. È così che nasce un vino di carattere, con note che richiamano climi di altre latitudini e spaziano dalla frutta secca fino alla frutta gialla matura. Morbido, grazie alla fermentazione spontanea in barriques di acacia. Amato e tanto voluto da Nicola Del Monte, vignaiolo delle Giudicarie, Dedit è il suo primo vino, la primissima produzione dell’azienda agricola “La Filanda de Boron” a Tione di Trento.

Lo incontriamo una mattina d’autunno, nella sua filanda. Ci racconta la storia della sua famiglia, la passione per il vino, la ricerca di un’identità. Innestata e ritrovata nel suo amore per la terra. Sì perché da quando la prima vigna Solaris ha dato i suoi frutti, la sua vita è radicalmente cambiata.

DA CONSULENTE AZIENDALE, A VIGNAIOLO A TUTTI GLI EFFETTI. COME È STATO AFFRONTARE QUESTO CAMBIAMENTO?

ECCO COME INIZIA LA MIA AVVENTURA DA VIGNAIOLO

Non tornerei mai più indietro. Vivo a Trento, part-time. La mia famiglia vive lì, part-time anche lei. Mia moglie e mia mamma mi hanno sempre sostenuto, non a caso mia moglie, ex ingegnere, è ora la “cheffa” indiscussa dell’agriturismo.

Il tutto ha avuto inizio 12 anni fa, quando in uno dei miei viaggi in Alto Adige scopro l’esistenza di una vite ad alta resistenza, sia alle basse temperature che alle malattie. Completamente naturale. Solaris e Souvigner Gris sono appunto le due viti che utilizzo per i miei vini. Ho fatto una scelta coraggiosa: lavorare in completa naturalità, senza alcun trattamento.

All’inizio, quando andava in paese a raccontare che coltivavo viti in quota, mio nonno si vergognava e mi diceva: “Penseranno che tu sia pazzo”. La temperatura fredda della montagna, a pochi passi dalle vette dolomitiche, un tempo non permetteva sicuramente di piantare vigne da cui produrre poi il vino.

Così inizia la mia avventura da vignaiolo. Quasi per caso. E con un pizzico di pazzia. Adesso vendo a Eataly, nelle maggiori città italiane, rifornisco le cantine di punti vendita selezionati e di ristoranti stellati. La viticoltura è stata un colpo di fulmine. Coincidenze che si sono messe insieme e mi hanno permesso di realizzare quello che in fondo ho sempre voluto valorizzare. Questo luogo, la tradizione di questi paesi e della mia gente. Sono testardo e determinato. Non mi avrebbe fermato nessuno.


RACCONTACI L’ANIMA DEI TUOI VINI.

“Il mio motto è: il vino si fa in campagna, non in cantina. Tutti i miei vini sono prodotti in completa naturalità. Senza alcun trattamento. Le fermentazioni sono spontanee, l’uva deve essere perfetta”.

2011 Detit

Dal latino letteralmente donato, dono della terra. Vitigno Solaris, è un vino bianco naturale di montagna caratterizzato da un colore giallo paglierino, profumo fruttato, ottima acidità al palato tipica dei vini d’alta quota, fresco. Fermentazione spontanea, permanenza in barriques d’acacia per nove mesi. Scelto dai migliori chef italiani e dai ristoranti stellati di Madonna di Campiglio.


2015 Lauro

Un nome fondamentale nella vita di Nicola, quello di suo padre. Ma Lauro è anche alloro, emblema di massimo onore e trionfo. Uno spumante che accompagna i grandi traguardi della vita. Spumante millesimato di Solaris. Fermentazione con lieviti selezionati e presa di spuma in autoclave per trenta giorni. Extra dry, aromatico, i profumi sono quelli tipici di montagna, dotato di ottima persistenza con interessante contrasto tra dolcezza e acidità.


2017 Tre

Vitigno Souvigner Gris. Il nome racchiude i 3 valori ai quali il produttore si ispira: storia, passione e innovazione. Orange wine, fermentazione di undici mesi in anfore di terracotta, la più antica tecnica di vinificazione risalente ai tempi dell’antica Georgia. Furono i georgiani i primi nella storia ad aver usato giare in terracotta per la fermentazione delle uve. Oggi è un vino di tendenza, un orange wine dalle spiccate note di resina, caratterizzato da una speziatura importante. Rimanenza sulle bucce per 11 mesi e imbottigliamento senza filtrazione.

RACCONTACI L’ANIMA DI QUESTO LUOGO, LA FILANDA DE BORON.

L'anima della Filanda de BoronFilanda perché queste mura, nel 1700, erano una delle due filande di Tione di Trento. Il giudice del tempo decise di costruire delle filande per far fronte alla domanda di seta di qualità. La valle era ricoperta dai gelsi le cui foglie servivano al nutrimento dei bacchi da seta che venivano lavorati e poi filati al suo interno, trasformandosi così in seta. “De Boron” significa propriamente “dei Boron”, soprannome di famiglia. L’identità della mia storia, delle passate generazioni vive ancora qui, Poi, agli inizi del 1900, i miei avi rilevarono la vecchia filanda ormai dismessa perché la domanda della seta era venuta meno. Ho viaggiato, per ritrovare me stesso, la mia storia e tradizione, la mia identità. Ed eccoci qui.

"Mi ispiro all'economia del maso altoatesino, un'economia tonda, fatta di tradizione, ospitalità, genuinità e innovazione. È un'economia perfetta".

“TERRA È VITA”, NON CREDI?

Ma certamente, un connubio vecchio come il mondo, ma verissimo. Non c’è vita senza terra, non c’è terra senza vita. Noi nasciamo qui, le nostre radici affondano in questa terra. Il nostro compito ora è preservarla e prenderci cura di lei. Essere green è ormai una moda, anche essere agricoltore è quasi di tendenza, si parla di agricoltura 5.0. Ne abbiamo fatta di strada, ci siamo resi conto di aver esagerato, di esserci allontanati troppo dalla natura, dall’autenticità. Possiamo fare ancora tanto, soprattutto qui, tra queste meravigliose montagne dove la terra è viva e sana. La terra non passa mai di moda, ora è progresso e innovazione. E io in questo ci credo, ne ho fatto la mia quotidianità.

Nella cantina di Nicola Del Monte le narici si riempiono di mosto. Punge, fino al cuore di un’identità che questo piccolo produttore ha recuperato, innestato ed imbottigliato nei tre vini della “Filanda de Boron”.

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